Firma dell'accordo per il vaccino contro il covid con i medici di famiglia e i farmacisti

Vaccino contro il covid: accordo siglato con i medici di famiglia e i farmacisti

Il Piemonte è la prima regione d’Italia in cui il vaccino contro il Covid potrà essere effettuato anche presso gli studi dei medici di famiglia e le farmacie. Accordi siglati tra la Direzione Sanità della Regione Piemonte e i sindacati di categoria.

In attesa della data che segnerà la fine della pandemia, il Piemonte registra il 19 gennaio 2021 come un momento di singolare importanza nella lotta contro il Covid. In questo giorno, per la prima volta in Italia, la Regione Piemonte e i sindacati dei medici di medicina generale e dei farmacisti, hanno siglato l’accordo in grado di velocizzare e rendere più capillare la campagna di vaccinazione.

Per capire quale forma attuativa assumerà questa svolta, e in quali tempi, abbiamo intervistato Roberto Venesia, Segretario Regionale Piemonte FIMMG, e Massimo Mana, Presidente Federfarma Piemonte.


Sottoporsi al vaccino anti-covid presso il medico di famiglia? In piemonte sara’ possibile.

Intervista a Roberto Venesia, Segretario regionale Piemonte FIMMG.

Ci parli dell’accordo raggiunto con la Regione.

Martedì 19 gennaio abbiamo siglato un accordo, e preso un impegno, con la Medicina Generale e la Regione e preso un impegno. E’ un accordo integrativo che permette la partecipazione alla campagna per la somministrazione del vaccino antiSars-Covid anche della Medicina Generale. E come non farlo! Perché se il numero delle persone da vaccinare, se le coperture che ci proponiamo di raggiungere nei prossimi mesi sono quelle milionarie che sappiamo, credo che non ci sia altra scelta. Le esperienze pluridecennali ci dicono che se c’è un soggetto in grado di fare la differenza sulle campagne di prevenzione con l’uso dei vaccini, quel soggetto è la Medicina Generale, il medico di famiglia.

E’ recente la campagna di vaccinazione antinfluenzale. Come è andata?

Anche quest’anno, nonostante le problematiche relative all’approvvigionamento e le disorganizzazioni distributive sul vaccino antinfluenzale, in poche settimane abbiamo vaccinato un milione di cittadini piemontesi; quasi 20 milioni in tutta Italia, in un paio di mesi. Vacciniamo per l’herpes, lo pneumococco, eccetera; quindi mi stupivo che fin dall’inizio non avessero preso in considerazione un nostro coinvolgimento anche per il Covid. Da settimane il dibattito sul piano nazionale si è acceso in questo senso, e il Piemonte non si è fatto attendere: l’appello è arrivato direttamente dal Presidente Cirio e quindi abbiamo ben volentieri siglato l’accordo.

Quindi, si è trattato di un momento particolarmente importante.

E’ un giorno storico, perché decreta la nostra partecipazione a quella che è considerata la campagna vaccinale che non ha precedenti nella storia.

Quali sono le condizioni fondamentali per potervi permettere di assumere questo impegno in modo ottimale?

Il vaccino deve presentare delle modalità di conservazione e preparazione che si possano prestare a una somministrazione diffusa. Quindi per ora si parla del solo vaccino AstraZeneca, o simili in futuro (cioè che non debbano essere conservati in speciali frigoriferi, cosa per noi impossibile).

Le linee guida e i protocolli attuativi devono essere concordati fra le parti, perché non si tratta di allestire qualche decina di punti vaccinali, qui si tratta di avere 3000-3200 medici sul territorio.

Dobbiamo avere la stessa libertà organizzativa che avevamo proposto per i tamponi, quindi le Asl o gli enti locali devono poterci mettere a disposizione locali alternativi al nostro studio (soprattutto nelle grandi città), dove vengano create le condizioni adatte ad espletare questa attività in sicurezza.

Si tratta di un impegno enorme, ce la farete da soli?

Coinvolgeremo su base volontaria anche i medici di Medicina del Servizio di Continuità Assistenziale (ex guardia medica). Chiediamo, inoltre, di poter organizzare dei Vax Day, e quindi se i medici di un distretto o di un Asl, in determinati giorni, si dedicheranno alla vaccinazione avranno il supporto di una guardia medica per la copertura delle attività non gestibili.

A parte la copertura numerica, perché è importante che i medici di famiglia somministrino il vaccino?

Questo non è il vaccino antinfluenzale, c’è tutta una serie di adempienze in cui noi siamo un po’ avvantaggiati perché conosciamo i pazienti, e siamo noi che andiamo, e andremo, a casa dei non deambulanti.

Quali saranno le ipotetiche criticità del progetto?

La mia preoccupazione è soprattutto sulla capacità di tenuta organizzativa. Intanto abbiamo delle incognite: questo vaccino non è ancora stato autorizzato, l’emissione in commercio pare avverrà il 29 gennaio… speriamo sia realmente così e che non avvengano tagli o ritardi nelle forniture. Il sistema deve reggere, dobbiamo avere la garanzia dei richiami. Le incognite su cui non possiamo intervenire, perché non dipendenti da noi, ci sono.

In senso strettamente pratico, come avverranno le vaccinazioni? Chi vi accederà prima? E come?

La macchina organizzativa va verificata prima della partenza anche in base alla continuità della fornitura. E’ chiaro che inizieremo con i paziento over 80 e con coloro che presentano patologie pregresse che renderebbero particolarmente pericoloso il contagio. Ho anche chiesto la creazione di corsie preferenziali per persone ad alto rischio, cioè con allergie pregresse.

Le prenotazioni avverranno su un portale dedicato; gli appuntamenti seguiranno la logica del distanziamento, e dovremo dedicare minimo un quarto d’ora per ogni paziente. Per le persone impossibilitate a muoversi, andremo a domicilio.
So che già in questi giorni molte persone hanno chiamato i loro medici di famiglia, o addirittura si sono recati in studio per essere vaccinati o per prenotarsi: NON fatelo! NON rischiate di creare assembramenti inutili e pericolosi o di impegnare il medico a rispondere a chiamate non urgenti. La popolazione sarà avvertita quando la campagna inizierà e le prenotazioni avverranno online.

Intervista a Massimo Mana

1600 farmacie piemontesi si preparano a scendere in campo contro il covid

Intervista a Massimo Mana, Presidente Federefarma Piemonte.

Firmato l’accordo con la Regione Piemonte che prevede la partecipazione attiva delle farmacie nella campagna di vaccinazione contro il Covid-19. Siete soddisfatti?

Certo. C’è ampia soddisfazione per il riconoscimento del ruolo del farmacista e della filiera della farmacia che è in grado di far sì che l’ultimo miglio venga coperto in modo efficiente per arrivare capillarmente a tutti. La farmacia ha messo a disposizione la sua capacità e l’organizzazione dei suoi grossisti per poter arrivare tutti i giorni e in tutti i comuni della regione per portare, innanzitutto, i vaccini per i medici. E’ un modo efficace per accorciare i tempi d’attesa, visto che purtroppo il Covid va avanti e il numero dei decessi è sempre elevato. Ciò che si è ottenuto, in prospettiva potrebbe servire per tante altre realtà. Dobbiamo sottolineare l’ammirevole lavoro della Regione che ha creduto risolutamente a questo progetto.

Quante farmacie saranno coinvolte nel territorio piemontese?

1600 farmacie dislocate nelle 8 province. Solo in Torino città saranno 350.

Pensate a un ulteriore vostro coinvolgimento?

Stiamo lavorando con la Regione per capire come le farmacie possano essere parte attiva nelle vaccinazioni. Tuttavia dobbiamo ancora capire cosa significa “supervisione del medico”, perché per poter effettuare le vaccinazioni presso i nostri locali è indispensabile la presenza di un medico. Quindi, ad oggi, l’obiettivo è appurare la disponibilità di specializzandi, piuttosto che altri soggetti, che possano supportare il farmacista durante le vaccinazioni, oltre il medico di base.

Qual è l’obiettivo che intendete raggiungere?

L’obiettivo che ci siamo dati con la Regione è quello di avere il maggior numero di persone che possano accedere al vaccino per ottenere, nell’arco di 2 o 3 mesi, la vaccinazione di almeno il 50% della popolazione. Sia con il Presidente della Regione Piemonte Cirio, sia con l’Assessore alla Sanità Genesio Icardi, ci siamo accordati per mettere insieme tutte le forze possibili per accorciare i tempi, che significa anche ripartire prima, come regione, dal punto di vista economico. Se si arriverà all’immunità di gregge di cui si parla tanto, ma che al momento è ancora un miraggio, vorrebbe dire che tutte le attività economiche potranno riprendere con un po’ di tranquillità e sicurezza e non a singhiozzo come accade ora a quasi un anno di distanza dall’inizio della pandemia.

Chi ha già contratto il Covid, può fare il vaccino?

Sì, ma non subito. Poi dipende, se il soggetto l’ha contratto di recente e con sintomi importanti è meglio non vaccinarsi essere vaccinati in questo momento; diversamente, se il contagio è avvenuto nella prima tornata, a marzo, non sussistono problemi. Infatti, è stato notato che i soggetti che sono risultati positivi al virus in forma mediamente grave possono avere una reazione al vaccino un po’ più importante.

Anche per questo motivo, prima della vaccinazione, sarà richiesta la compilazione di un questionario in cui si chiederà se si è già contratto il Covid e se si sono incontrati soggetti a rischio negli ultimi giorni. In sostanza, si cerca di evitare la vaccinazione di chi è malato o lo è stato di recente.

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