Novità sull'Alzheimer

Le novità sull'Alzheimer La ricerca sulle malattie degenerative dell’area cognitiva continua.
Nel frattempo si punta sulla prevenzione e sulle modalità di gestione del paziente

“ALZHEIMER: ricerca , prevenzione e gestione del paziente. Quali le novità?” Questo è il titolo dell’incontro dei Martedì Salute del 27 marzo 2018 con Massimiliano Massaia, geriatra e Innocenzo Rainero, neurologo, moderati dal geriatra Giancarlo Isaia. Si tratta di patologie che colpiscono, prevalentemente negli anziani, l'area cognitiva. Un tema che purtroppo interessa molte famiglie e su cui la ricerca sta tentando di dare risposte.

Ma ad oggi, quali sono le novità sull’Alzheimer? E come si può prevenire?

Lo abbiamo chiesto ai due relatori dei Martedì Salute che hanno stilato un ampio quadro degli attuali progressi della ricerca e dell'importanza della prevenzione.
"I più recenti dati epidemiologici - spiega Massimiliano Massaia - indicano una tendenza alla riduzione dell'incidenza e prevalenza della demenza soprattutto in relazione all'efficacia di interventi di prevenzione, per quanto riguarda la riduzione dei fattori di rischio di tipo cardiovascolare, e di modificazione di stile di vita (dieta ed esercizio fisico).
Relativamente alla malattia di Alzheimer, dopo i recenti insuccessi dei trials clinici sugli anticorpi monoclonali non ultimo il solanezumab che aveva dato nuove speranze, non ci sono grandi novità a livello di trattamento e ci si ritrova ad utilizzare ancora farmaci di tipo sintomatico che ormai datano più di 15 anni. I depositi di amiloide restano comunque i bersagli dei farmaci attualmente in fase di sperimentazione clinica (nuovi anticorpi monoclonali e nuovi inibitori della beta secretasi) ma si è modificata la tipologia di paziente trattato nel tentativo di intervenire nelle fasi iniziali del deterioramento cognitivo dovuto a malattia di Alzheimer: sono quindi oggetto di studio le persone che presentano, pur di fronte ad una minima compromissione cognitiva ed a una quasi totale autonomia funzionale, iniziali depositi di amiloide soprattutto nelle sedi critiche della malattia di Alzheimer.
A livello culturale i continui insuccessi a livello clinico nelle sperimentazioni di farmaci rivolti a contrastare i depositi di amiloide pongono il dubbio del reale peso dell’amiloide come unica causa della malattia di Alzheimer inserendo invece quest’ultima in un contesto policausale molto più complesso su cui la ricerca scientifica sia sulla eziologia che sul trattamento deve ancora fare grandi passi

Nuove tecniche per diagnosi precoce dell’Alzheimer

Nuove prospettive giungono dalla prevenzione, come afferma Innocenzo Rainero:
"Lo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche (esame del liquor cerebrospinale per la ricerca dei biomarcatori, PET con traccianti per l’amiloide, etc.) permette oggi di diagnosticare la malattia in fase assolutamente precoce, quando il paziente ha sintomi lievi (deficit cognitivo lieve - MCI). Permette, inoltre, di distinguere la malattia di Alzheimer da altre forme di demenza, programmando una terapia più mirata. La dimostrazione dell’esistenza di diversi fattori di rischio per la malattia, di cui alcuni reversibili, ha aperto la strada a nuove strategie di prevenzione. L’attività fisica e cognitiva regolare, il coinvolgimento in attività sociale, il controllo dei fattori di rischio vascolari sono tutte strategie che permettono di ridurre in modo significativo il rischio di malattia. Sono in corso diverse sperimentazioni internazionali per valutare le migliori strategie di prevenzione della malattia".

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