la salute dentale nell’era del covid

La salute dentale nell’era del covid

Scarsa igiene orale, patologie riconducibili allo stress, netto calo delle visite di controllo e procrastinazione della cura: l’effetto Covid mette a rischio la salute dei denti, può esporre a gravi patologie e all’aggravarsi della stessa infezione da Covid-19. Ne parliamo con l’odontoiatra Fabrizio Flecchia.

Le statistiche parlano chiaro, il Covid ha effetti dannosi indiretti - e, parrebbe, persino diretti - anche sui nostri denti: 1 bambino su 5 non si lava i denti più di una volta al giorno; e gli adulti non danno il buon esempio: oltre la metà degli italiani ha “confessato” che durante l’ultimo anno non ha provveduto all’igiene orale con regolarità; 2 su 5 affermano di aver trascorso intere giornate senza fare uso di dentifricio e spazzolino; almeno il 25% non si è sottoposto a cure dentarie “non urgenti” e alle visite di controllo.

Pigrizia, prostrazione, mascherina che occulta il sorriso, la classica paura del dentista ora acuita dal timore del contagio, limitate interazioni sociali, queste sono alcune delle motivazioni date dai soggetti intervistati. Ma ciò che buona parte delle persone ignora è che l’igiene orale è fondamentale per la propria salute generale… anche come arma in più per prevenire il Covid, essendo la bocca una primaria via d’accesso del virus.

Ne parliamo con il Dott. Fabrizio Flecchia, odontoiatra, dedito prevalentemente alla endodonzia, chirurgia e traumotologia dentaria.


Cosa sta facendo il Covid ai nostri denti? O, forse sarebbe più appropriato chiedere, cosa stiamo facendo ai nostri denti a causa del Covid?

I nostri denti subiscono indirettamente il Covid sotto vari punti di vista: consumo anomalo dello smalto (bruxismo), maggiori rischi di carie e gengiviti da alterata routine igienica domiciliare, a sua volta correlata a una vita dai ritmi mutati. Si aggiunge la paura, immotivata, di recarsi dal proprio odontoiatra in periodo pandemico; a questo proposito, voglio ricordare che noi odontoiatri seguiamo le linee guida anti-Covid emanate dal Ministero della Sanità, dall’uso dei DPI, alla sanificazione degli ambienti sino al contingentamento in sala d’attesa; si tratta di protocolli di sicurezza che abbattono il rischio di contagio.

Nell’ultimo anno sono aumentate di oltre il 30% le richieste di bite per limitare i danni del bruxismo. Esattamente, di cosa si tratta? E perché si è così incrementata la sua diffusione?

Il bruxismo, quando non è causato da malocclusioni, è un fenomeno nervoso che si manifesta con contratture muscolari incongrue dei muscoli masticatori. Si dice che la bocca sia il cassonetto del nostro cervello e dei suoi problemi, e in effetti si digrigna i denti quando si è più tesi e nervosi, ma soprattutto nella fase inconscia (ossia durante il sonno) o quando si è immersi con particolare intensità nei propri pensieri e “si manda la mente al potere”.
Le preoccupazioni di vario tipo e le paure scatenate dalla pandemia giocano un ruolo determinante. Tuttavia, personalmente ritengo che il Covid, riducendo i contatti sociali, il potere della parola, l’incontro, ed aumentando esponenzialmente il tempo dello stare con sé (davanti a un computer, un telefono o la TV) possa aver esacerbato processi di cogitazione che trovano sfogo a livello del distretto neuromuscolare oro-facciale. È possibile che si digrigni di più non tanto per il Covid-19, ma per il tempo che ci concede faccia a faccia con noi stessi; a molti, stare con se stessi non fa bene, e non solo ai denti. Questo meccanismo provoca anche algie come cefalee, mal d’orecchio, dolore dietro agli occhi, e i vari disturbi riconducibili alla sindrome dell’ATM (Articolazione Temporo-Mandibolare).

Poi, come ci riferiscono i dati, abbiamo il problema della scarsa igiene orale. Quali possono essere le conseguenze?

La diminuita attenzione all’igiene orale (e soprattutto alimentare) domiciliare e professionale, ovverossia il rispetto delle sedute di detartrasi, in questo periodo pandemico hanno aumentato i rischi di danno parodontale e quindi le sue conseguenze.
I microbi che si possono facilmente annidare nel solco fra dente e gengiva in presenza di tartaro hanno l’antipatica tendenza ad avere come obiettivo secondario (organotropismo) le nostre valvole cardiache. Se la carica batterica supera un determinato limite è possibile che, mettendo in atto manovre maldestre o incongrue (stuzzicadenti, spazzolini duri, uso errato del filo interdentale o dello scovolino), riversiamo noi stessi in circolo tali microbi rischiando di provocare danni alle valvole cardiache con conseguenze immaginabili che, peraltro, aggravano gli effetti di un’infezione da Covid-19. È per questo motivo che tutti i portatori di “soffio al cuore” sanno molto bene, grazie ai loro cardiologi oltre che agli odontoiatri, quanto sia importante avere delle gengive sane e fare la profilassi antibiotica prima di ogni seduta di igiene orale, onde abbattere la possibile transitoria cascata batterica nel torrente ematico durante la rimozione del tartaro. Una cautela tanto semplice quanto importante.

Filo interdentale e scovolini: istruzioni per l’uso?

Nell’igiene domiciliare è importante non essere aggressivi, quindi non procurarsi lesioni, usando il filo interdentale; gli scovolini devono avere il diametro adeguato. Un piccolo trucco efficace è bagnarli con il collutorio.

Ha accennato all’alimentazione; un altro effetto collaterale del Covid?

Se e quando, a fine pandemia, tireremo le somme circa i danni del virus, sicuramente ci ritroveremo a fare i conti con l’aumento del consumo del cosiddetto “Junk-food”, ossia il cibo-spazzatura. Si tratta di una forma di auto soddisfazione esaltata dallo stress e dall’isolamento. Oltre ai danni metabolici saranno da valutare quelli odontoiatrici. I cibi più dannosi sono ottimi ansiolitici e, purtroppo, provocano “assuefazione”.

Abbiamo parlato degli effetti indiretti del Covid, ma esiste un legame “diretto” tra l’igiene orale e la malattia?

Parrebbe di sì. Secondo uno studio condotto dagli scienziati dell’Università di Birmingham, pubblicato di recente sul Journal of Oral Medicine & Dental Research, evidenzia che il virus può raggiungere i polmoni dalla saliva, migrando dalla bocca al flusso sanguigno, soprattutto in caso di accumulo di placca e malattie gengivali. La conseguenza può essere un rischio più elevato dell’acuirsi dell’infezione da Covid-19.
In tal senso, noi interveniamo abbattendo la carica virale orale pre-visita con sciacquo di acqua ossigenata per 60 secondi (i collutori cono antibatterici ma non antivirali).

In conclusione, per la nostra salute generale è fondamentale non trascurare anche i piccoli problemi e non rimandare le visite dal dentista?

Certo. Consideriamo anche un altro aspetto: la prevenzione è altresì consigliabile per “l’apparato finanziario del paziente”. Se si capisse l’importanza di un intervento immediato, ad esempio su una carie piccola e non ancora sintomatica, e comprendendo quanto si eviterebbe il lievitare della parcella del professionista, sarebbe già un bel passo avanti sulla strada di un buon investimento economico riguardante la salute.
Ed è oltremodo fondamentale ricordare che l'automedicazione con antibiotici reiterata nel tempo senza l’intervento dello specialista, può condurre un’infezione ad infiltrarsi in zone anatomiche insospettabili quali il collo, sino alla cavità toracica o verso i seni mascellari e la periorbita, con pericoli reali di danni risolvibili solo con l’ospedalizzazione. Ovviamente si tratta di casi estremi, ma in tempo di abuso farmacologico sono più comuni di quanto si pensi.

 

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