Ipertensione

Ipertensione: le nuove linee guida Appuntamento del 1° ottobre 2019 con le nuove linee guida europee per la diagnosi e la prevenzione dell’ipertensione arteriosa, con l'internista Franco Veglio e il neurologo Paolo Cerrato.

Un breve riepilogo dell’intervento del Prof. Veglio.

Epidemiologia e conseguenze cliniche dell’ipertensione
“La prevalenza globale dell’ipertensione, è stimata a 1.13 miliardi di persone nel 2015. L’ipertensione è un fattore predisponente l’insorgenza di diverse patologie tra cui: sindrome coronarica, ictus, danno renale e arteriopatia periferica. Il rischio cardiovascolare è influenzato dall’età: pazienti anziani hanno un rischio più elevato; al contrario il rischio assoluto della popolazione giovane è basso, ma il rischio relativo è elevato in coloro che hanno molteplici fattori di rischio. A giugno 2018 sono state indicate le nuove linee guida europee sull’ipertensione arteriosa, ovvero un anno dopo le linee guida americane e 5 anni dopo le precedenti europee (2013)”.

Le novità delle linee guida europee 2018
“Ci sono dei nuovi concetti da sottolineare: importanza della misurazione della pressione a domicilio; trattamento meno conservativo del soggetto anziano e fragile, basare le scelte su età biologica e non anagrafica; gestione della scarsa aderenza al trattamento quale prima causa di non controllo dei valori pressori; nuovi target pressori; importanza di infermieri e farmacisti nel controllo pressorio. Le linee guida europee sottolineano che la pressione office dal medico può essere misurata in ambulatorio sia con il metodo oscillometrico che auscultatorio, con 3 misurazioni con un intervallo di 1 -2 minuti di riposo. Fondamentale il bracciale all’altezza del cuore. Importante anche la misurazione della frequenza cardiaca, la misurazione dei valori di entrambe le braccia e in ortostatismo.

I nuovi fattori di rischio da considerare che possono influenzare la decisione relativa ai cut off pressori sono la menopausa, i problemi socioeconomici, i valori di acido urico e la frequenza cardiaca superiore a 80 bpm, gli altri sono sostanzialmente gli stessi. Oltre ai seguenti fattori di rischio si deve aggiungere ovviamente un inquadramento di rischio cardiovascolare generale riguardante ad esempio la presenza di microalbuminuria, l’IRC renale moderata, la retinopatia, la presenza di fibrillazione atriale, l’arteriopatia periferica e lo scompenso cardiaco.

Le strategie terapeutiche meglio consolidate per ridurre la pressione sono due: interventi sullo stile di vita e terapia farmacologica. Recentemente è stato introdotto un trattamento basato su dispositivi strumentali che però non è ancora considerato di provata efficacia. Il cambiamento dello stile di vita abbassa senza dubbio la pressione e in alcuni casi riduce il rischio cardiovascolare, ma molto spesso non è sufficiente a raggiungere i valori target ed è necessario associare anche la terapia farmacologica. In molti casi il solo cambiamento dello stile di vita non è sufficiente per raggiungere i target pressori, per cui viene associata la terapia medica farmacologica. Quest’ultima si avvale principalmente di 5 classi di farmaci antipertensivi: ACE-inibitori, sartani, b-bloccanti, calcio-antagonisti e diuretici (tiazidici e simil-tiazidici). Essi hanno dimostrato di ridurre la pressione, il rischio cardiovascolare, gli eventi cardiaci e la morte, portando alla conclusione che i benefici del loro utilizzo superino ampiamente gli effetti collaterali. Ciascuna classe presenta specifiche controindicazioni, preferenze nell’utilizzo in alcune condizioni e durata”.

Seguici su Facebook

Archivio degli articoli

Consulta tutti gli articoli di Educazione Prevenzione e Salute

Vai all'archivio!
Hit enter to search or ESC to close
>>