Oncologia al tempo del COVID

L'oncologia ai tempi del COVID in Piemonte Terapie garantite ai malati oncologici perché la cura non si ferma

Ci sono date che ricorderemo per sempre nella nostra vita. Una di queste è quella del 30 gennaio 2020 quando l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato i primi due casi di COVID-19 nel nostro paese. L’Italia è stato il primo Paese europeo ad essere colpito duramente dalla epidemia. Da allora è stato un susseguirsi di azioni volte alla identificazione dei casi di trasmissione ed al loro contenimento ed è stato anche un aggiornamento costante dei numeri che avevano il sapore amaro dei bollettini di guerra. Il carattere particolarmente contagioso e l’elevata mortalità hanno subito fatto temere il peggio soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, tra queste i pazienti oncologici.

L’Oncologia Italiana ha reagito con prontezza e professionalità ad una emergenza sanitaria senza precedenti. Abbiamo convinto i nostri pazienti e le loro famiglie e ce ne siamo convinti noi stessi che l’aspetto più importante del percorso oncologico fosse garantire in ogni fase, in ogni dove ed in ogni contesto storico cure “adeguate”, ossia cure che garantissero al contempo l’innovatività ed il rispetto della qualità di vita. E poi è arrivata la prova del fuoco e quando avevamo perfezionato i nostri percorsi e li avevamo consolidati ciascuno nelle proprie realtà è arrivato un nemico invisibile che ha provato a farci dimenticare il nemico di sempre: il tumore.

La riorganizzazione dell’oncologia nel periodo del Covid

Anche noi come tutti gli esseri umani siamo rimasti “disorientati”, ma giusto il tempo di realizzare cosa stava capitando per poi riprendere in mano la situazione e, all’insegna della convinzione che “LA CURA NON SI FERMA”, riorganizzare tutto un’altra volta e un’altra volta ancora fino a trovare la soluzione migliore per i nostri pazienti e per noi operatori.

L’oncologia di fatto non si è mai fermata. I day hospital della regione hanno funzionato regolarmente adattandosi di giorno in giorno alle nuove disposizioni che piovevano dalle diverse associazioni di specialisti, dalla Regione, dall’unità di crisi. I percorsi oncologici sono stati modificati, in alcuni casi rallentati. Le valutazioni ambulatoriali sono proseguite distanziando le visite per limitare i contatti nelle sale d’attesa e rimandando alla modalità di telemedicina le valutazioni meno urgenti. I reparti di degenza oncologica sono stati talvolta spostati di piano o modificati nelle modalità di accesso, ma sempre mantenuti attivi. I centri di ricerca hanno proseguito la loro attività continuando ad offrire i protocolli di studio.

I percorsi CAS, magari talvolta rallentati, sono stati garantiti sempre e i gruppi interdisciplinari cure con cui anche i pazienti ormai hanno familiarizzato, hanno proseguito la loro attività da remoto per evitare contatti ravvicinati negli ambienti ospedalieri.

Medici, infermieri, amministrativi, personale ospedaliero e personale del territorio hanno davvero fatto tutto ciò che era nelle loro capacità e nelle loro possibilità per continuare a garantire innovatività, qualità di vita, sicurezza delle cure e rispetto della dignità del malato oncologico e delle sue famiglie. Se tutto sia andato a buon fine e se siamo riusciti nell’impresa di rendere, il già accidentato percorso oncologico, un percorso il più vicino possibile ad un percorso “normale”, solo i pazienti e le loro famiglie lo potranno dire.

Sicuramente l’impegno di tutti, la solidarietà dimostrataci in questi mesi dai nostri pazienti e l’esperienza che stiamo vivendo ci ha dimostrato una volta di più che la cura senza empatia è solo una terapia e non è una cura.

- Lucio Buffoni -

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