Ragazza impaurita al tempo del COVID

La paura al tempo del COVID La “globalizzazione” di ansia e paura.

La paura rappresenta una riposta fisiologica, innata e universale e ha accumunato, come risposta emotiva, tutti gli abitanti del pianeta in questa emergenza Covid-19.

Sentimenti come ansia, inquietudine, angoscia e terrore, caratteristiche intrinseche al sintomo paura, hanno progressivamente incominciato a far parte della vita di ciascuno di noi, con un’intensità crescente man mano che l’impatto del fenomeno si avvicinava dal punto di vista geografico. La spettacolarizzazione delle notizie ha contribuito a rimarcare la drammaticità del momento, amplificando l’insicurezza e le preoccupazioni per il futuro.

Come si manifesta la paura

La paura, emozione primaria di difesa, è uno stato mentale che si attiva come risposta adattativa alle condizioni di pericolo, ai fini della sopravvivenza e si caratterizza per l’attivazione di una cascata di reazioni psico-fisiologiche ormonali (liberazione di adrenalina, noradrenalina, ormoni steroidei), vegetative (aumento del battito cardiaco, dilatazione delle pupille, aumento della tensione muscolare, sudorazione, blocco della digestione, rilassamento vescicale e intestinale, etc) e comportamentali.

Esistono diverse gradazioni di paura ed in questo periodo di emergenza rispetto al Covid-19 si è l’oggetto delle nostre paure si è modificato. In un primo momento si è osservata la prevalenza della paura di essere contagiati o di infettare le persone a noi vicine, di morire, di perdere i propri cari e non poterli accompagnare nelle fasi terminali della vita, timori cha mostravano maggior rilevanza rispetto al pensiero di non avere i mezzi economici per la sussistenza dovuti alle limitazioni lavorative imposte dal lockdown.

Successivamente, in questa Fase 2, sembrano prevalere le paure e le insicurezze sul futuro e le preoccupazioni economiche, emozioni più intense rispetto al timore di contagio per la riduzione dei presidi di sicurezza.

I danni riscontrati nel rapporto Paziente-Ospedale

La paura innescata dal Coronavirus ha determinato un’importante problematica e cioè la rinuncia da parte di pazienti a recarsi in ospedale in presenza di sintomi attribuibili ad altre patologie non Covid, con conseguente ritardo degli interventi anche salvavita.
Pensiamo alle morti per infarto che sembra si siano triplicate!

Come gestire la paura

Le strategie adottate dall’uomo per reagire di fronte alle difficoltà sono tese ad eliminare o almeno a ridurre il malessere che ne consegue. Ad una fase iniziale di shock, in cui la notizia viene vissuta come evento catastrofico, segue la fase di reazione in cui vengono messi in atto diversi meccanismi di difesa (razionalizzazione, isolamento, negazione, proiezione, etc). Un terzo momento è riservato all’elaborazione, cioè ad una riflessione sulla propria vita con crollo delle certezze rispetto al proprio futuro. L’ultima fase è quella del ri-orientamento che si caratterizza dall’attribuzione di nuovi significati alla propria esistenza con aumento della progettualità.

Le strategie di coping, che letteralmente significa “far fronte, tenere testa” si caratterizzano per una fase in cui viene attribuito un significato alla situazione ed una in cui si dispongono le soluzioni al problema.

Un atteggiamento più costruttivo, improntato sulla progettualità e sulla riorganizzazione per il futuro, piuttosto che sulla disperazione o sull’evitamento, possono aiutare a gestire meglio l’ansia e le paure. La capacità di mettere in atto queste strategie per affrontare le avversità della vita viene definita resilienza

Conoscere ed approfondire le modalità di reazione ad una condizione di pericolo permette quindi di sviluppare le strategie di adattamento più efficaci per gestire la paura anche rispetto all’emergenza Covid.

- Laura Amodeo -

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