Screening oncologico in era covid-19

Screening oncologico in era covid-19

“Nell’ambito dei provvedimenti adottati dall’Unità di Crisi della regione Piemonte per ridurre il rischio di contagio da Covid 19, le attività relative al Programma regionale di screening oncologico “Prevenzione Serena” sono sospese dal giorno 9 marzo. La data prevista per la ripresa delle attività verrà decisa in base all’evolversi del quadro sanitario ”. Chissà quanti di voi hanno ricevuto o conoscono amici e parenti che hanno ricevuto questo comunicato ormai più di 6 mesi or sono, in netto contrasto con quanto sempre sollecitato dai Medici di Medicina Generale e dai Dipartimenti di Prevenzione.

L’epidemia da coronavirus (severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 - SARSCOV2) si è ampliata nei primi mesi del 2020 al punto da comportare, in data 11 marzo, la dichiarazione di pandemia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La pressione sul nostro sistema sanitario nazionale è stata tale da rendere necessario riorganizzare l’assistenza territoriale e quella ospedaliera, potenziando le risorse e i posti letto delle specialistiche necessarie per l’assistenza ai malati di coronavirus (terapia intensiva, malattie infettive, pneumologia). Anche i Dipartimenti di Prevenzione hanno potenziato strategie di sanità pubblica volte al contenimento dell’epidemia di Covid 19. Le attività sanitarie ambulatoriali e di ricovero, per prestazioni garantite dal SSN, sono state suddivise in non procrastinabili e procrastinabili, dunque sospese e da riprogrammare successivamente, per garantire il contenimento del contagio e salvaguardare la salute dei cittadini e degli operatori dalla pandemia.

Tra queste ultime anche le prestazioni di screening di primo livello, usualmente rivolte a una popolazione clinicamente asintomatica. Sono state mantenute solo le attività rivolte a soggetti positivi al test di screening, o che avevano avuto l’indicazione a sottoporsi a controlli a breve scadenza dopo un primo approfondimento. La sospensione delle prestazioni di screening si è verificata nei mesi di marzo e aprile 2020, ancorché in modo non omogeneo su tutto il territorio nazionale.

Con il “normalizzarsi“ della situazione e grazie all’impegno di tutti è stato possibile, a partire da maggio, riattivare i programmi di screening anche in questo caso però con tempistiche, intensità e modalità diverse fra le varie Regioni e, a volte, all’interno della stessa Regione.

E’ stato necessario pianificare con cura la ripresa dei programmi con l’obiettivo di garantire sia la sicurezza degli operatori che degli assistiti invitati, sulla base di protocolli approvati e condivisi che individuassero percorsi COVID free.

Alcune novità hanno visto la formulazione di agende di attività con appuntamenti confermati (anziché prefissati), l’elaborazione di flussi nei servizi in grado di assicurare distanziamento fisico nelle sale di attesa e nelle altre aree comuni, la definizione di intervalli tra ciascun esame sufficienti a permettere l’attuazione delle misure di sanificazione e vestizione svestizione del personale. E’ pacifico come l’adozione di queste misure abbia necessariamente comportato una riduzione dei volumi di attività orari e quindi una riduzione del volume di inviti. Se guardiamo ai numeri degli esami in meno il ritardo che si sta accumulando è imponente: complessivamente abbiamo avuto una riduzione di oltre un milione di esami di screening (circa 1.428.949). La immediata conseguenza è rappresentata da un ritardo diagnostico (ad esempio si stimano lesioni tumorali non individuate pari a 2.099 carcinomi mammari, 1.676 lesioni della cervice CIN2+, 611 carcinomi colorettale e quasi 4.000 adenomi avanzati del colon retto). Al momento il ritardo diagnostico medio accumulato è limitato e le conseguenze cliniche (es. leggero avanzamento dello stadio alla diagnosi per alcuni carcinomi mammari e colorettali) ancora contenute. La sfida dei prossimi mesi sarà duplice e richiederà la collaborazione di tutti: da un lato sarà fondamentale prendere decisioni organizzative coraggiose (ad esempio la rimodulazione dell’orario di apertura dei servizi) per recuperare spazi utili a incrementare i volumi di inviti; dall’altro sarà fondamentale lavorare per sensibilizzare l’utenza sull’importanza di questi programmi, incoraggiando la partecipazione a questi interventi di sanità pubblica, erogati con nuove modalità organizzative, in piena sicurezza sia per gli operatori che per gli utenti

Ciò che mi preme sottolineare è che, inevitabilmente, il riavvio dell’attività sarà accompagnato da molte incognite, ma se da un lato le Aziende Sanitarie hanno il dovere di garantire l’accesso a queste prestazioni per la quota più ampia possibile della popolazione, dall’altro, quest’ultima ha il dovere di partecipare a programmi di Salute. I numeri relativi ad un loro ritardo sono tali da farci ben comprendere il valore che queste misure di prevenzione hanno nella vita di ciascuno di noi con un impatto pesante sulla salute e sui servizi (ad esempio, aumento dei casi di tumore operati in urgenza, o in stadio avanzato, con costi e carico di sofferenza molto più elevati).

Fare prevenzione è un DOVERE della Sanità Pubblica e aderirvi è un DIRITTO-DOVERE del paziente, tanto più in un momento come questo in cui fare PREVENZIONE richiede ancora più impegno da parte dell’organizzazione pubblica. Allora IMPEGNAMOCI tutti!

Lucio Buffoni

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