Cuore di donna: prevenzione, diagnosi e come prendersene cura

Cuore di donna: prevenzione, diagnosi e come prendersene cura

Dott.ssa Presbitero – Dott.Barberis


Quali sono le difformità tra il cuore della donna rispetto a quello dell’uomo?

Dal punto di vista strutturale non c’è differenza; la struttura cardiaca, formata dalle coronarie, dalle valvole e dal muscolo cardiaco, è la stessa nell’uomo e nella donna. Ci sono delle peculiarità anche a livello strutturale; ad esempio, nella donna l’ipertrofia miocardica dovuta all’ipertensione arteriosa, dove tutta la muscolatura sottoposta allo stress si ipertrofizza (pensiamo al bodybuilding, la stessa cosa fa il cuore sottoposto a una pressione troppo alta o in presenza di un ostacolo al reflusso del ventricolo), il tipo di ipertrofia che si sviluppa, e la regressione quando uno toglie l’ostacolo, in questo caso normalizza la pressione arteriosa o riduce l’ostruzione valvolare che sforza il cuore, è diverso nella donna e nell’uomo.

Nella donna l’ipertrofia è molto marcata nella vecchiaia ma che, una volta sistemato l’ostacolo che crea questa ipertensione, regredisce in misura molto maggiore rispetto all’uomo. Un altro esempio può essere la reazione alla fibrillazione atriale: dopo i 70 anni d’età la fibrillazione atriale è molto comune, sia nella popolazione maschile che in quella femminile, l’aritmia cardiaca colpisce circa il 10% della popolazione normale; la frequenza cardiaca in fibrillazione e lo scompenso cardiaco conseguente è molto più frequente nella donna.

Perché?

Perché la cavità ventricolare spesso è più piccola, l’ipertrofia è maggiore nel cuore iperteso e quindi tollera molto meno bene la fibrillazione atriale, infatti le donne con questa patologia soffrono di scompenso cardiaco più dell’uomo.
Quindi, ci sono delle peculiarità che poi hanno dei risvolti nella patologia, anche se strutturalmente il cuore è uguale in entrambi i sessi.

E ancora, nella malattia coronarica abbiamo una formazione della placca aterosclerotica e una calcificazione della suddetta placca che è diversa nella donna, non perché vi siano differenze nella struttura delle coronarie, ma perché l’influsso di quei fattori che facilitano la formazione della placca, che sono sostanzialmente governati dai lipidi nel sangue e dall’endotelio vasale, con la caduta degli ormoni che proteggono i vasi sanguigni, vengono meno: quindi la placca arteriosclerotica si forma nella donna più tardivamente ma più rapidamente nella popolazione femminile con caratteristiche diverse (ad esempio ha un cappuccio fibroso che si erode più facilmente, quindi più spesso l’angina pectoris o l’infarto sono provocati da un’erosione della placca, piuttosto che una rottura come avviene nelle placche maschili). Quindi, i vasi sono gli stessi, ma per dei meccanismi legati alla femminilità (ed esempio il problema estrogenico che viene meno), abbiamo la formazione della placca arterosclerotica che ha caratteristiche diverse che poi possono esprimersi clinicamente in maniera diversa, perché la placca erosa forma più facilmente trombi ed è più facile che la malattia esordisca come un’angina instabile, che non un’angina da sforzo che è più tipica di placche con cappuccio fibroso più spesso, calcifiche, come avviene con maggior frequenza nella popolazione maschile.

E’ ancora valida la teoria per cui l’uomo è più soggetto all’infarto?

Sotto i 70 anni d’età gli uomini sono più esposti all’infarto. I pazienti nelle Unità Coronariche sono il 70% uomini e il 30% donne. Man mano che l’età sale, quindi il del periodo menopausale aumenta, la situazione diventa molto simile fino ad arrivare a 85-90 anni con una percentuale d’infarti uguale nei due sessi.

Se andiamo in età più giovanile (sotto i 45-50 anni), in cui l’infarto è raro sia nell’uomo che nella donna, nella donna ha delle altre peculiarità, altri meccanismi, che non sono solo l’arteriosclerosi soltanto: ad esempio la formazione trombotica o la dissezione della coronaria (la rottura del vaso dovuta all’indebolimento della parete vasale provocato dagli estrogeni (gli estrogeni hanno una funzione molto buona di vasodilatazione, ma in certi individui possono provocare) la rottura del vaso, che è un meccanismo peculiare della popolazione femminile e che è una delle caratteristiche, ad esempio, dell’infarto in gravidanza che è rara ma devastante.

Esistono stili di vita differenti tra uomo e donna?

Fattori di rischio per la malattia coronarica sono uguali (fumo, diabete, ipertensione, colesterolo alto e famigliarità), ma hanno un peso diverso; ad esempio il diabete e il fumo hanno un’incidenza maggiore, e incidono di più nella malattia coronarica nella donna rispetto all’uomo.

La donna ha poi fattori di rischio particolari, tipici del sesso femminile: uno ad esempio è l’infiammazione. Le malattie di tipo autoimmuni infiammatoria (lupus eritematoso, artrite reumatoide) sono molto più diffuse nella popolazione femminile e pesano come fattore di rischio sulla malattia coronarica, sia per loro sia per i farmaci utilizzati per controllarle, ad esempio il cortisone.

Altri fattori ancora non ben identificati, ma che sicuramente meritano un’osservazione: ovaio policistico, menopausa molto precoce, il diabete e l’ipertensione in gravidanza. Sono fattori di rischio minori della popolazione femminile, ma che se associamo con un fattore di rischio maggiore, tipo il fumo, possono avere la loro parte nell’identificare i soggetti a rischio.

Altre differenze importanti?

Rimane sempre il problema del minore trattamento, ancora adesso, del minore accesso alle cure. Perché la percentuale di pazienti che arrivano con dolore toracico e con coronarie non ammalate è maggiore nella popolazione femminile, a causa anche di condizioni tipo la microangina vascolare oppure la Sindrome di Takotsubo, per cui si è ancora portati a sottovalutare il dolore toracico.

In molti dicono che i sintomi sono diversi in una donna, secondo me no. Il problema è che chi più spesso ha l’infarto è la donna anziana o obesa, diabetica, ipertesa, iperartritica non segnala bene il dolore toracico tipico dell’infarto (ma neanche l’uomo, ad esempio spesso i novantenni arrivano con un malessere generale anche loro). C’è un lavoro francese molto importante, che ha visto i sintomi dell’infarto nella donna giovane, e ha visto che nella donna giovane, nel 90%, c’è il dolore toracico, il problema è che spesso la donna giovane spesso non viene presa in considerazione. I sintomi non sono diversi, ma vengono interpretati in maniera diversa.

 

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