Dimagrire in un click? No, grazie!

Dimagrire in un click? No, grazie!

Food blogger, influencer, “maghi” delle diete, App conta calorie… l’era del digitale è anche questo: dimagrire seguendo tutorial, raggiungere gli obiettivi di forma fisica affidandosi a pseudo nutrizionisti improvvisati che declinano la nostra salute in business. E il giro d’affari nel mondo è elevato: 55 miliardi di dollari e una tendenza all’aumento. Ma qual è il prezzo che paghiamo noi? Altissimo, perché seguire le indicazioni proposte dal web nasconde insidie pericolose.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Daria Bongiovanni, dietista dell’ambulatorio per il controllo del peso e del metabolismo di Humanitas Gradenigo.


Iniziamo col capire quando è necessario mettersi a dieta.

Mettersi a dieta è un modo erroneo, restrittivo, di affrontare l’argomento. Ognuno di noi ha una sua dieta, ossia una sua abitudine alimentare, che può essere corretta o meno.
Una persona sana può decidere di correggere la propria dieta in senso più equilibrato; in questo caso parliamo di educazione alimentare. Nel momento in cui un soggetto ha indicazione a ricevere una terapia dietetica, ovvero a modificare la propria dieta in base a una prescrizione, siamo in presenza di un problema di salute.

Come si deve affrontare questo tipo di percorso?

Il passo fondamentale è riferirsi a una persona legittimata. Abbiamo delle figure che sono state validate dal Ministero della Salute e dalle più importanti comunità scientifiche nazionali: il dietista e il dietologo per sani e malati, il biologo nutrizionista per i soggetti sani. È importante evitare chi si spaccia per esperto, ma non ha gli strumenti necessari per prescrivere una dieta. Una dieta può fare danni.

Infatti, oggi abbiamo un’ampia scelta di programmi che ci consentono di iniziare un percorso dimagrante anche senza muoverci da casa

Non c’è nessun altro ambito clinico così abusato come l’area nutrizionistica. I cosiddetti “esperti” trovano sempre più spazio, e seguito, nel web: nutrition coach, food blogger, influencer, tutti personaggi che premono sul senso di colpa e sulla paura, danneggiando l’autostima delle persone con eccesso di peso. Vengono perpetuati stereotipi negativi con immagini e slogan che legano al dimagrimento la chiave per avere successo nella società.
Questi personaggi conducono ad atti alimentari che alterano l’equilibrio biochimico, organico, comportamentale e psicologico.

Psicologico, perché?

Perché l'atto alimentare è molto intimo ed estremamente complesso. È un istinto di sopravvivenza: non possiamo vivere senza mangiare; ed è un meccanismo antropologico legato al piacere: sonno, alimentazione, procreazione devono procurare un piacere altrimenti non sopravviviamo. Ecco perché siamo portati istintivamente a mangiare; il problema della nostra società, è che abbiamo comunque un ambiente obesogeno (che produce una quantità di cibo molto concentrato dal punto di vista calorico maggiore delle nostre reali esigenze) quindi noi dobbiamo mediare tra l’impulso a mangiare e le reali esigenze. Poi subentrano anche le malattie.
L’obesità è una malattia vera e propria e il paziente deve essere trattato con maggiore attenzione e delicatezza.

Quali danni può arrecare una dieta errata?

Danni metabolici, un aumento del colesterolo, della steatosi epatica un sovraccarico renale, un carico pancreatico, addirittura un carico di fibre eccessivo. Inoltre, dobbiamo ricordare che è la dieta che si adatta alla vita, non la vita che si adatta alla dieta. Chi non fa questo di professione spesso irrigidisce l’alimentazione. Se la persona non ce la fa cade nel senso di colpa, quello sul quale lavorano tantissimi aspetti del web: “se sei grasso vuoi dire che non sei vincente”, “se non ce la fai a dimagrire sei un debole”. Si stima che circa il 50% delle persone con problemi di peso abbia già provato qualche sistema dimagrante di questo tipo. È l’offerta che è scorretta, non è chi la segue che sbaglia.

Passiamo a un’altra criticità delle diete proposte online o su riviste: un programma per dimagrire può essere valido per tutti?

In questo ambito è imperativa una terapia adatta all’individuo. Anche davanti a una situazione patologica, che ci conduce alla scelta principale della dieta, dobbiamo considerare la situazione complessiva. E poi dobbiamo considerare la predisposizione famigliare a una determinata malattia (tumori, patologie cardiovascolari, diabete).

Ma ci sono alimenti che, in linea generale, fanno bene o sono dannosi.

L’alimentazione ideale è quella che utilizza un po’ di tutto, ma che non fa accumuli. Ad esempio, la riduzione del consumo di carne è importante, ma non perché la carne di per sé faccia male; il problema sorge perché il consumo è diventato eccessivo, incrementando così gli allevamenti intensivi; quindi, la carne non è più sana. La si può tranquillamente mangiare una volta a settimana, così come il pesce, per il resto possiamo utilizzare degli alimenti vegetali. Tutte le terapie partono dalla sana alimentazione, ma poi devono essere ricostruite sulla persona. E’ importante capire che la sana alimentazione non è quella della quota calorica che scarico con l’App.

Un ultimo consiglio?

Modificare la propria alimentazione non è semplice. Quindi, se si incontrano delle difficoltà, dei disagi, non ci si deve sentire in colpa. Non è una colpa, è un ostacolo nel percorso. Se si fanno degli errori bisogna capire perché: ognuno ha i suoi motivi che vanno compresi, e superati; quando non è possibile, lo specialista deve trovare la formula giusta per limitare i danni.

 

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