Sole e pelle - obiettivo abbronzatura: istruzioni per l’uso

Sole e pelle - obiettivo abbronzatura: istruzioni per l’uso I consigli della dermatologa per affrontare l’esposizione al sole evitando i rischi per la salute e garantendo un’abbronzatura duratura.

I danni da esposizione intensiva ai raggi solari sono ormai noti, ma l’effetto estetico dell’abbronzatura tende a farli dimenticare. Il sole non va evitato, tuttavia l’eccesso è sempre nemico della salute: potremmo dire che tra il comportamento da lucertola e quello da pipistrello c’è una sana via di mezzo, che in questo periodo estivo si può percorrere con serenità adottando alcuni semplici accorgimenti.

Ne parliamo con la Dottoressa Chiara Astrua, dermatologa della Città della Salute e della Scienza di Torino.


Quali sono i rischi derivanti dall’esposizione al sole?

L’esposizione solare presenta conseguenze negative immediate, ossia le ustioni solari, e dei rischi a lungo termine. La prolungata esposizione ai raggi solari determina un invecchiamento precoce e talvolta l’insorgenza di alcuni tipi di tumore cutaneo; il primo per importanza e pericolosità è il melanoma, il più aggressivo dei tumori della cute: la sua incidenza è in aumento del 3-4% con 12.300 nuovi casi all’anno. Si tratta del secondo tumore più frequente per gli uomini e il terzo per le donne, nella fascia d’età sotto i 50 anni. Ad entrare in gioco nello sviluppo del melanoma non c’è solo l’esposizione al sole, ma anche fattori prevalentemente genetici, la predisposizione famigliare e caratteristiche costituzionali (pelle, capelli e occhi chiari, presenza di molti nei). Ovviamente vanno considerate anche le categorie soggette ad esposizione protratta per esigenze professionali (pescatori, lavoratori edili e chiunque svolga la propria attività all’aria aperta); questi soggetti hanno una maggiore predisposizione all’insorgenza di tumori di origine epiteliale, come il carcinoma basocellulare e carcinoma spinocellulare: il primo rappresenta l’80% dei tumori della pelle, ed è quindi il più frequente, cresce lentamente e non costituisce quasi mai un rischio per la salute; il secondo è meno frequente e aggressivo del melanoma ma con tendenza alla recidiva locale.

Quali sono i comportamenti errati e quali quelli virtuosi quando ci si espone al sole?

Bisogna ricordare di usare sempre una fotoprotezione adeguata per il tipo di pelle di ciascuno di noi. È importante sapere che indicativamente 35 grammi di protezione solare sono quanto deve applicare una persona di media corporatura (la tendenza è quella di utilizzarne meno). La protezione deve essere applicata prima di esporsi, dopo il bagno o una sudata importante e anche sotto l’ombrellone. Inoltre, ricordiamo che l’esposizione graduale al sole (abbinata all’imprescindibile crema) riduce il rischio di scottature: l’ideale è iniziare da 45-60 minuti e aumentare la durata gradualmente nell’arco di 15 giorni (potendo); in questo modo non solo si riducono i rischi per la salute, ma si ottiene un’abbronzatura uniforme e duratura anche utilizzando creme con fattori di protezione elevati.
La protezione dei raggi UVB (che donano alla pelle la cosiddetta tintarella) evita le scottature nell’immediato, ma le creme solari spesso hanno anche delle componenti che proteggono dagli UVA che sono i responsabili del danno più profondo per la pelle.

E oltre all’uso delle creme, quali altre abitudini possono proteggerci?

Tra le altre norme per essere un virtuoso dell’abbronzatura bisogna ricordare di eludere l’esposizione nelle ore centrali della giornata, quando l’intensità delle radiazioni è al massimo. Da evitare sempre l’abbronzatura artificiale: è più rischiosa di quella al sole. Infine, è molto importante usare dispositivi di protezione come occhiali da sole, cappelli, oltre a sottoporsi a visite dermatologiche periodiche (indicativamente una volta all’anno) per individuare precocemente delle lesioni cutanee sospette.
Particolare attenzione va riservata ai bambini, più soggetti alle scottature e a rischi sul lungo periodo.

Chi soffre di patologie preesistenti, come psoriasi e dermatiti, può concedersi qualche “bagno si sole”?

Molte patologie della pelle giovano di un’esposizione solare oculata perché i raggi ultravioletti hanno un effetto immunomodulante e antinfiammatorio che regola la proliferazione dei cheratinociti (le cellule più numerose dell'epidermide); l’effetto antinfiammatorio può essere sfruttato sia nella psoriasi, sia in altre malattie come l’eczema in generale (la dermatite atopica nello specifico) e addirittura nella vitiligine perché i raggi ultravioletti possono stimolare la ripigmentazione delle zone che hanno perso il pigmento e così attenuare il contrasto tra la cute sana e quella interessata dalla patologia. Lo stesso vale per alcune forme di linfomi cutanei in fase iniziale, come la micosi fungoide o la parapsoriasi, in cui i raggi ultravioletti possono essere d’aiuto perché stimolano il rinnovamento del tessuto cutaneo patologico. Ovviamente, valgono sempre tutte le norme di protezione (evitare le fasce centrali della giornata, mettere la crema solare, eccetera). In dermatologia usiamo la fototerapia per queste patologie in forma lieve o moderata, per ottenere l’effetto del sole estivo anche nelle stagioni più fredde.

Per chi resta in città, i momenti all’aria aperta richiedono comunque cautela e qualche accorgimento?

Gli accorgimenti sono comunque i medesimi perché le sedi esposte (viso, cuoio capelluto, mani, spalle) possono ugualmente risentire dei danni dei raggi ultravioletti e vanno schermati. Ultimamente, molte creme da giorno hanno nella loro formulazione il filtro di protezione solare; non posso affermare che sia sufficiente, soprattutto nelle ore centrali della giornata, ma è comunque un aiuto.

 

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